copertina-picchioverde-1Agricoltura, paesaggio, ambiente, antropologia, storia locale, patrimoni culturali materiali, ed immateriali: sono queste alcune delle parole chiave che hanno spinto un gruppo di persone – ora impegnate nella redazione e nel comitato scientifico – a dare vita al “picchioverde”.

Si tratta di una molteplicità di prospettive attraverso cui guardare ad un complesso spazio geografico e culturale posto nel cuore del Piemonte, un territorio che abbraccia la Collina Torinese, il Chierese, il Pianalto, l’Alto Astigiano, il Basso Monferrato: differenti denominazioni, spazi plurimi che crediamo abbiano però importanti tratti unitari che li legano fra loro.

Dopo il numero zero pubblicato l’estate scorsa, si trattava di prendere le mosse per iniziare il lavoro che ci siamo prefissati, da dove incamminarci, insieme ai nostri lettori, per conoscere e comprendere meglio questi territori e coloro che li abitano. Abbiamo deciso di partire dall’agricoltura, il settore che più e meglio di altri – almeno così ci è parso – descrive e caratterizza questo nostro territorio.

Una serie di articoli analizza il mondo agricolo nella prospettiva storica, a partire dalle moltissime società operaie agricole di mutuo soccorso, un patrimonio associativo e di solidarietà un patrimonio poco noto ma che ha avuto grandissima importanza nel fronteggiare le difficili sfide che il mondo rurale si è trovato a combattere fra Otto e Novecento. Un altro tassello di questo passato prossimo è costituito dall’avvento della meccanizzazione agricola. Una pagine di storia che ci mostra come i contadini del Piemonte siano sempre stati – a differenza di luoghi comuni che ce li descrivono come bougia nen, uomini che potevano servire a migliorare la produzione agricola ed alleviare la fatica del lavoro dei campi. Questa prospettiva storica è importante, sia in quanto bagaglio identitario di chi abita questo cuore del Piemonte, sia come traccia feconda di un cammino non interrotto, una linea su cui proseguire anche per il domani.

Quello del “picchioverde” e, più in generale, quello di coloro che qui vivono e operano, non vuole e non può infatti essere uno sguardo passatista, piegato all’indietro, paralizzato dal torcicollo della nostalgia. Bisogna infatti guardare con coraggio al futuro che ci attende, cogliendo, come i nostri nonni e i loro padri, le sfide nuove che la modernità del tempo presente ci pone innanzi.

L’agricoltura oggi deve orientarsi a modelli attenti alla salvaguardia della biodiversità, alle pratiche non inquinanti, alla filiera corta, alla riscoperta delle produzioni tipiche locali, all’accoglienza turistica, a modalità di coltivazione rispettose delle peculiarità geomorfologiche degli spazi collinari. Molte aziende hanno comprese che questa è la strada da percorrere oggi: ad alcune di esse abbiamo dato voce in queste pagine. Altre si attardano su “rendite di posizione”, come dice l’assessore regionale Giorgio Ferrero nell’intervista che apre il questo numero, aziende che ancora indugiano su modelli produttivistici ormai superati.

La soluzione ai problemi dell’agricoltura non sta tanto nel cercare di inventare qualcosa di nuovo, quanto piuttosto nel “riportare nuova linfa a settori che non si sono mai spenti del tutto. Per rilanciarli, non come un’asfittica riedizione del passato, ma come settori trainanti verso un futuro che consenta di superare le difficoltà del presente”, come spiega con efficacia Maurizio Pallante nel suo contributo.

Trovare nella nostra storia, nel plurisecolare sapere contadino le risposte alle sfide odierne dell’agricoltura moderna, non è quindi un solo auspicio ma anche un’indicazione di metodo: un cammino certo non facile ma, che se ciascuno farà la propria parte, sarà possibile affrontare traguardando le nuove sfide di oggi e di domani.

Il direttore
Gianpaolo Fassino