Copertina sesto numeroIl numero autunnale del “picchioverde” si apre con un approfondimento monografico sulla vitivinicoltura del territorio, letta e interpretata, com’è nel nostro progetto editoriale, al di là dei flebili confini amministrativi provinciali di Asti e Torino. La coltura della vite e la produzione di vino nell’Alto Astigiano e nella contigua Collina Torinese sono raccontate, nelle pagine che seguono, da una molteplicità di punti di vista: storici, tecnici, linguistici, memoriali. Una serie di articoli che vogliono accompagnarci, in questa stagione autunnale che si apre, alla conoscenza di un comparto produttivo estremamente importante, non solo per i produttori ma per l’intero territorio. È in questa prospettiva che si inserisce la preziosa analisi di Vincenzo Gerbi, professore di Enologia all’Università di Torino, il quale ci offre una lettura attenta delle potenzialità enologiche che i vitigni delle nostre colline racchiudono, prospettando una strategia “che veda il vino come simbolo del territorio e veicolo per la sua conoscenza tra consumatori di vino, enoturisti, appassionati di territori rurali, di paesaggio e di storia”. Un’ipotesi di strategia di ambito territoriale che mi pare possa rappresentare un tassello importante all’interno dell’avvertito bisogno di un modello di sviluppo turistico rinnovato e adeguato ai tempi.

È in questo contesto che si può apprezzare la recente notizia, per molti versi inaspettata, ma matura e senz’altro foriera di positive ricadute, della prossima fusione fra l’agenzia di promozione turistica locale di Asti e quella di Langa e Roero. Se poi a questi si uniranno anche i territori del Monferrato casalese si creeranno veramente le condizioni per una piena, coerente e coordinata valorizzazione dei paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato, patrimonio Unesco. Un processo di razionalizzazione che credo nel medio termine darà positivi risultati soprattutto all’Astigiano, un territorio che, nel confronto con l’Albese, ha mostrato sinora di fare maggior fatica a costruire un modello virtuoso di valorizzazione e accoglienza turistica. Asti e la sua provincia da un più stretto e sinergico legame con Alba non hanno – ne sono convinto – che da avvantaggiarsi: è giunto il tempo di guardare al modello albese con serenità, con spirito di sana emulazione. Sono del resto queste, mi pare, alcune delle indicazioni che stanno emergendo dagli Stati Generali del Turismo per il Piemonte.

Proprio guardando alle buone pratiche che i territori di Langa e Roero hanno saputo in questi anni realizzare e consolidare, si inserisce il nostro interesse, testimoniato dalle pagine di Chiara Monge, per “Coltivare e Custodire”, un appuntamento che le Aziende Vitivinicole Ceretto e l’Università di Scienze Gastronomiche hanno ideato dando vita, fra Alba e Pollenzo, a un appuntamento annuale di confronto e condivisione sui temi della sostenibilità ambientale, a partire da valori e gesti concreti da segnalare e premiare. Un evento di alto profilo culturale cui guardare, un esempio per comprendere come valorizzazione territoriale significhi non solo investimento in strutture e infrastrutture, ma anche e soprattutto in eventi e progetti che devono essere l’esito di una visione strategica di medio e lungo periodo.

L’importanza più volte evidenziata, anche su queste pagine, per la cucina quale tratto identitario del territorio, elemento centrale oggi anche nella valorizzazione turistica, ci ha convinti della necessità di creare un appuntamento fisso dedicato alla gastronomia. La tradizione, anche e soprattutto quella legata all’alimentazione, è – lo spiega bene Massimo Montanari nel suo Il cibo come cultura – “innovazione ben riuscita”. Per questa ragione avviamo da questo numero una rubrica gastronomica, affidata alle cure di Francesca Berzano: scopriremo insieme, stagione dopo stagione, come interpretare con creatività e innovazione prodotti del territorio e ricette che nel territorio trovano origine e compimento.

 

Gianpaolo Fassino