la vitivinicoltura e lo sviluppo dei territori intorno a castelnuovo don bosco

Sabato 17 novembre si è svolto, presso la Cantina Sociale Terre dei Santi di Castelnuovo don Bosco, un incontro sulla vitivinicoltura e lo sviluppo dei territori intorno a Castelnuovo don Bosco. Sono intervenuti Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino, Giorgio Musso, sindaco di Castelnuovo, Gianpaolo Fassino dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, Andrea Maria Pirollo in rappresentanza dell’Associazione Albugnano 549 e Federico Rossotto della Bottega del freisa di Moncucco Torinese.

Il prof. Gerbi, riprendendo i temi trattati in un suo articolo sul sesto numero del picchioverde, ha illustrato le caratteristiche organolettiche del vino Freisa, mettendole a confronto con il Nebbiolo ed il Barbera. Ha sottolineato la necessità di migliorare la qualità del prodotto, soprattutto nella fase della vinificazione, ricordando il ritardo storico col quale i produttori del Freisa sono pervenuti alle nuove metodologie enologiche, già praticate con quasi un secolo di anticipo dai produttori di Nebbiolo. Ha evidenziato tuttavia le specifiche qualità del nostro vino, caratterizzato da una accentuata presenza di tannini nei vinaccioli e da una forte componente aromatica.

Pirollo nel suo intervento ha svolto un’analisi tecnica sulle potenzialità turistiche del territorio, supportandola con dati statistici e confrontandoli con quelli relativi ad altre realtà potenzialmente paragonabili a quella astigiana (albese e senese) Da questo confronto emerge un divario molto accentuato ed una ancora insufficiente capacità attrattiva e ricettiva della nostra provincia, ma si evidenziano al tempo stesso le interessanti potenzialità di sviluppo e crescita. La sua analisi ha sottolineato in modo particolare alcuni aspetti problematici, quali la difficoltà di raggiungere le nostre terre, molto carenti di servizi pubblici, la insufficiente presenza di strutture ricettive e la loro ancora insoddisfacente utilizzazione nel corso dell’anno, l’esigenza di costruire una rete sistemica tra le varie realtà pubbliche e private e di promuovere l’associazionismo e la cooperazione, strade che permetterebbero una migliore efficacia propositiva, la ricerca e l’innovazione nei processi produttivi, una presenza più incisiva sul mercato. L’intervento di Pirollo si è chiuso con un’interessante carrellata di suggerimenti tratti da esperienze realizzatesi in altri paesi, che potrebbero essere riproposte ed adattate alla nostra zona d’interesse con iniziative di privati, di Enti Locali e di operatori culturali, turistici, enogastronomici.

vigneti astigianiIl giovane Federico Rossotto ha fatto riferimento alla sua esperienza di vitivinicoltore, richiamando le aspettative di promozione e crescita legate ai nostri prodotti tipici. Ha evidenziato la necessità, per il nostro vino Freisa, di ritagliarsi un proprio ambito e di emanciparsi da una relativa soggezione ai più blasonati Nebbiolo e Barbera. Occorre a suo avviso individuare spazi innovativi, non limitarsi a seguire in ritardo le esperienze svoltesi in altri territori e con altri vini, che richiedono canoni e parametri diversificati. Rossotto ha inoltre evidenziato la grande versatilità del vino freisa che può essere declinato in numerose varianti, dal frizzante, al fermo, all’amabile, al rosato ed ha individuato in queste caratteristiche anche la difficoltà di dover operare su svariati settori del mercato.

Il sindaco Musso ha poi svolto un’analisi delle condizioni socio/economiche dell’astigiano, basandosi su dati IRES. Tra gli aspetti positivi ha elencato la cultura del lavoro e dell’imprenditorialità, la disponibilità a rinnovare i prodotti e le tecniche operative, la bassa disoccupazione giovanile, la scolarità in aumento, la crescita della sensibilità culturale e paesaggistica, l’attenzione alle esigenze del turismo. Tra le tendenze critiche ha individuato l’invecchiamento della popolazione, la difficoltà ad essere competitivi, l’export in calo, l’interruzione del processo di decentramento universitario, la scarsa capacità di fare rete, la presenza di più poli senza una strategia, le infrastrutture spesso obsolete, la scarsa gestione (cura) del territorio.

L’incontro si è concluso con un vivace confronto tra i relatori, stimolato dalle domande di Musso in merito alle scelte strategiche da compiere anche in riferimento alla nuova configurazione delle ATL ed alle future fusioni di tali enti previste dalla nuova normativa.

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