di Giorgio Finello

Come al solito sei arrivata in bicicletta, con l’ampia gonna a fiori che svolazzava giù per la discesa.L’aria frizzante del mattino ti ha scompigliato i lunghi capelli ramati e alcuni piccoli diamanti sono rotolati dai tuoi scintillanti occhi grigi sulla distesa di lentiggini. L’edificio della stazione è dipinto di rosa con la scritta azzurra, come se il decoratore si fosse ispirato a un asilo infantile. La bici l’hai lasciata appoggiata alla recinzione di cemento, senza catene o lucchetti, tanto qui nessuno la toccherà. Il biglietto non lo puoi fare, cercherai il capotreno appena sarai salita. E allora ti siedi sulla panchina sotto la tettoia, e cominci a leggere il libro che avevi nel cestino della bici. Sarà l’unica compagnia delle tue lunghe ore di attesa, oltre a qualche mosca che dovrai cacciare o un’ape che ti ronzerà intorno

rotaie karenina ragnatelePerò c’era un tempo in cui le rotaie non erano così arrugginite, l’erba tra le pietre e le traversine non era così alta. Il treno arrivava lentamente in stazione, tu scendevi dal vagone in fondo e, anche se lui non era alto, lo vedevi subito, abbottonato nella sua fiammante uniforme da capostazione. Il gioco era che lui restasse girato a guardare il treno che si allontanava e tu gli arrivassi alle spalle, tossicchiando. Solo allora si voltava fingendosi sorpreso, improvvisava un largo sorriso sotto i baffi neri e allargava le braccia. Oggi invece niente sorrisi e niente abbracci, tutto è immobile. Le auto rallentano sobbalzando sui binari incassati nell’asfalto, ma nessun autista gira la testa per osservarti, tutti tirano dritto.

karenina ragnatele“L’avvicinarsi del treno si notava sempre più per l’animazione nella stazione, per il correre dei facchini, per l’apparire dei gendarmi e dei ferrovieri e per l’arrivo di coloro che aspettavano. Si udiva un fischio su rotaie lontane e il movimento di qualcosa di pesante. Dopo qualche minuto la banchina iniziò a tremare e, sbuffando il vapore appesantito dal gelo, la locomotiva avanzò lentamente e infine, oscillando prima di fermarsi, giunsero le carrozze dei passeggeri.” Sollevi lo sguardo dalla pagina e giri gli occhi intorno, aggredita da un’illogica speranza. Ma non noti alcun movimento, il tuo orecchio non percepisce nessun fischio, e anche la banchina di cemento è tranquilla, non trema affatto. Non è proprio gelo quello che provi però l’aria si è fatta fresca, e il sole incendia il cielo dietro le colline. Ti lasci andare a un lungo sospiro, è ora di riprendere la bicicletta e affrontare la salita.

Stazione Ferroviaria di Sant’Anna-Robella
Comune di Montiglio Monferrato, strada Provinciale 22

La stazione di Sant’Anna-Robella è una fermata della linea ferroviaria Chivasso-Asti, che collegava Asti con la linea nazionale Torino-Milano. Venne realizzata tra il 1910 e il 1912 e attivata nell’ottobre del 1912. A metà degli anni ’30 furono aggiunte alcune stazioni fra cui Sant’Anna-Robella, inaugurata nel 1937.
La linea venne chiusa una prima volta tra il 1991 e il 1992 per lavori di ammodernamento. L’alluvione di inizio novembre 1994 danneggiò il ponte ferroviario sul Po, causando la sospensione del servizio fino ad agosto 2000. Le difficoltà economiche di esercizio provocarono la chiusura ufficiale della linea il 17 giugno 2012, a pochi mesi dal compimento del secolo di attività.

 

2 Commenti su Ragnatele – KARENINA

  1. “Karenina” è un racconto abitato da due delle mie tante passioni: il treno e il romanzo di Tolstoj. Mi piace questo racconto breve, quasi un corto, giocato su due sole immagini, innestate una nell’altra. E poi la citazione evocativa del romanzo, che ci trasmette quella immedesimazione nel racconto che quasi fa percepire i rumori, ormai inesistenti, della stazione alla protagonista lettrice.
    Il silenzio di questa stazione abbandonata mi ha riportato alla mente il silenzio dello stabilimento in cui ho lavorato fino al 2004, dove si costruivano treni e che ora è in gran parte ridotto all’inattività.
    Grazie Giorgio per i tuoi racconti!

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